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    Adele




    Questo è un racconto di pura fantasia. Qualsiasi riferimento a persone reali o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

    Avevamo conosciuto Adele rispondendo a un suo annuncio su un noto sito. Dalle mail a Telegram il passo era stato breve; poi però la cosa si era arenata, tant’è che ci eravamo detti: «OK, altra perdita di tempo».

    Invece, in modo del tutto inaspettato, una settimana dopo ci ricontatta, e il suo modo di comportarsi è totalmente diverso: manifesta interesse reale. Ha 60 anni, è single, bisessuale e masochista non estrema, dirigente in un’azienda lombarda. Organizziamo di vederci a cena da noi qualche sera dopo, e si presenta una donna di media altezza, coi capelli bianchi, un fisico asciutto ma non magro. La serata scorre in modo tranquillo e naturale: una cena rilassata e cordiale, chiaccherando piacevolmente sino a quando non affrontiamo di petto il discorso. A parlare, come sempre, sono io; mia moglie interviene se e quando lo ritiene opportuno.

    Le chiedo cosa si aspetta da una frequentazione con noi, e risponde che si aspetta di essere dominata e abusata duramente, ma senza conseguenze permanenti.

    «Ci siamo», le rispondo. «Adesso ti dico cosa vogliamo noi e di cosa parliamo. Parliamo di vero dolore; ci sta bene il non rovinare una donna, ma sia chiaro che non faremo finta. Devi essere disponibile sessualmente con entrambi, a qualsiasi nostra richiesta, e pretendiamo l’esclusiva. Quindi, se hai relazioni di carattere sessuale in corso, le devi chiudere. Inoltre, hai l’assoluta proibizione di darti piacere da sola, in qualsiasi modo, senza l’autorizzazione di uno di noi. Quindi, per essere ulteriormente chiari: dal momento in cui accetti, qualsiasi aspetto della tua vita sessuale ci appartiene e lo gestiamo noi come meglio crediamo. Pretendiamo obbedienza assoluta, assoluta sincerità e, per quanto possibile viste le rispettive professioni, disponibilità anche all’ultimo minuto. Hai la garanzia assoluta che non ti lasceremo segni permanenti di nessun tipo, né che sarai ceduta a terzi. Sei un nostro giocattolo e, come tale, sarai gestita e tutelata. Hai l’obbligo di essere sempre completamente e perfettamente depilata. Quando vieni da noi, non puoi indossare né mutandine né reggiseno sotto la gonna, che deve essere al massimo al ginocchio; devi indossare solo calze con reggicalze. Vogliamo una relazione a lungo termine; quindi, entra in questo ordine di idee se pensi di accettare. Riflettici su per il tempo che credi, ma dacci una risposta. Tieni conto che, se accetti, non potrai tirarti indietro».

    «Va bene, accetto» è la sua risposta, dopo qualche istante.
    «Bene, Adele. Tieniti libera per tutto il fine settimana. Ti aspettiamo venerdì sera e potrai andartene o domenica sera o lunedì mattina. Quindi, portati calze e reggicalze di ricambio sufficienti, e ovviamente quel che ti serve per stare fuori due o tre notti».
    «Non posso, questo fine settimana sono via per lavoro. Possiamo fare il prossimo?»
    «No, il prossimo non possiamo noi. Rimandiamo al successivo. Organizzati per essere libera».

    Ci siamo. Suona il citofono e Anna risponde, dicendole: «Ti apriamo il cancello; entra con la macchina e mettila nel garage che trovi di fianco alla casa».
    Dalla finestra vediamo il suo SUV percorrere il vialetto ed entrare nel garage. Le vado incontro passando dall’interno della casa; la trovo con un capotto nero molto elegante e una piccola borsa da viaggio in mano, che mi aspetta in piedi di fianco alla vettura. Ci salutiamo e la vedo tesa, come per altro presumibile vista la situazione. Ma pecco di eccesso di fiducia: in realtà, come scopriremo tra poco, il motivo della tensione è principalmente un altro.

    Arrivati in casa, Anna le dice: «Togliti il cappotto e dammelo, che lo metto nell’armadio all’entrata».
    Adele ci guarda con espressione smarrita e si toglie il capotto. Sotto indossa solo calze e reggicalze, ma il suo pube è decisamente adorno di peli grigiastri.
    Prima che possa dire qualsiasi cosa, mia moglie sibila con un tono che potrebbe tagliare la pietra: «Cos’è questa cosa? Come osi presentarti a noi in questo modo?».
    Adele balbetta: «Non sono riuscita ad andare dall’estetista, perdonatemi. Ma non sono molto pelosa, come vedete».
    «Ti abbiamo dato un ordine preciso e hai avuto tre settimane per renderti presentabile. Hai disubbidito su una cosa semplice ma fondamentale. Adesso ti puniremo in modo particolarmente duro per questa mancanza; poi cominceremo a torturarti per il gusto di farlo».
    Adele impallidisce, abbassa lo sguardo e dice: «Sì, Padrona».

    Prendo la schiava per i capelli, dicendole con tono cattivo: «Muoviti, stupida vacca!», e la sospingo verso le scale che vanno in mansarda, dove abbiamo attrezzato la zona “gioco”.
    Appena entrata, vedendo l’attrezzatura si blocca, ma la mia mano la spinge verso un letto in ferro che, al posto del materasso, ha solo delle coperte. La faccio stendere di schiena. Ai lati della testata ci sono delle manette, e i polsi della schiava finiscono rapidamente bloccati. Anna arriva con delle corde, che lega rapidamente alle caviglie di Adele. A quel punto, forti di esperienza e di sintonia affinata negli anni, prendiamo ognuno una corda e alziamo, tirando indietro le gambe, in modo da portare il capo della corda allo stesso livello della testata del letto, dove sono fissate le manette. Un veloce nodo doppio, in modo che non si sciolga, e Adele è completamente aperta, bloccata con le caviglie in linea con i polsi. Il suo sedere non tocca più il letto e si appoggia solo con la schiena. La posizione è dura anche per una persona giovane; per una di 60 anni, dopo pochi istanti diventa quasi insostenibile.

    «Visto che sei tanto stupida da presentarti non depilata, adesso ti daremo venticinque colpi a testa con due tipi di frusta sulla figa. Poi ti raseremo a secco. Quindi ci divertiremo con la cera calda sul tuo pube. Infine, ti toglieremo la cera con il crop».
    Il suo sguardo esprime terrore, ma non apre bocca: o il suo masochismo ha la meglio, o ha capito che supplicare sarebbe inutile.
    Anna prende un flogger e tira il primo colpo: è di polso, da esperta, non eccessivamente potente ma “secco” e veloce. Adele sussulta.
    Mia moglie le dice: «Conta, puttana».
    E non appena dice «Uno», parte il secondo colpo, questa volta di traverso rispetto al pube: le colpisce solo parzialmente la figa, ma il colpo sulle cosce è deciso. Subito parte il «Due», singhiozzato. Anna aspetta venti o trenta secondi tra un colpo e l’altro. In pochi minuti, la prima serie da venticinque è andata. Adele è paonazza, sia per il dolore dei colpi che per la posizione innaturale. Le diamo un paio di minuti per riprendere il respiro, e comincio io, sempre col flogger; ma lascio tra un colpo e l’altro sì e no dieci secondi. Adele ora piange e fatica a contare. In pochi minuti, anche la seconda serie finisce, e Adele ha il respiro corto e il viso devastato dal pianto, che le ha sciolto il trucco.

    Anna impugna uno scudiscio intrecciato, si mette dritta davanti alle gambe spalancate e tira il primo colpo. È più forte dei precedenti, e Adele lancia un urlo decisamente forte.
    «Conta, puttana», dice a voce bassa mia moglie.
    «Cinquantuno» è praticamente un rantolo. Altro colpo, e Adele salta, pur essendo bloccata; il grido è straziante.
    «Cinquantadue».
    In una decina di minuti, Adele è distrutta, e aspetto un buon cinque minuti prima di completare la serie.
    Alla fine dei cento colpi è stravolta: piange senza ritegno e le gambe le tremano senza controllo. Il pube, la parte bassa delle natiche e l’interno delle cosce sono rossi, ai limiti del violaceo.

    Dico a mia moglie: «Liberiamola da questa posizione e leghiamola più bassa, adesso per la rasatura e la cera».
    Anna si dice d’accordo, e le liberiamo le gambe, lasciandola dieci minuti distesa e piangente a ripigliarsi. Al termine del periodo di relax, le pieghiamo le gambe in modo che i polpacci siano a contatto delle cosce, e le leghiamo in quella posizione. Quindi, con un’altra corda fatta passare tra coscia e polpaccio, che si lega alla corda precedente, tiriamo di nuovo indietro legando l’altro capo alla testata. Di nuovo, Adele si trova col sedere sollevato (anche se meno di prima), le cosce spalancate e impossibilitata a chiuderle.
    «Pensaci tu che col rasoio ci sai fare più di me», dice Anna.
    «Volentieri, amore mio. Adesso prendo un monolama e rendo presentabile questa cagna».
    Le metto una salvietta sotto al sedere e, con il rasoio, facendo molta attenzione a non tagliarla, comincio a rasare il pube. Il rumore dei peli tagliati a secco è forte, sia nel verso del pelo che in senso inverso; la sensazione sulla figa e sul pube già duramente provati – si capisce dai suoi movimenti – va oltre al fastidio. In poco meno di cinque minuti è liscia come si deve, e la sensazione della pelle glabra sotto le dita è davvero piacevole. La accarezzo e le prendo in mano, tirandole prima le labbra, poi la clitoride. Adele piange in silenzio, conscia che tra poco avrà a che fare con la cera calda e che l’effetto sulla sua figa già arrossata oltre misura sarà durissimo.

    Prendiamo due grosse candele bianche e le accendiamo, tenendoci a circa trenta centimetri dal suo pube, uno per parte, e cominciamo la colatura. Quello che esce dalla bocca di Adele è quasi un ruggito più che un urlo: «Basta! Pietà! Non posso più stare qui, liberatemi!».
    La guardo dritta negli occhi, e il mio sguardo la zittisce immediatamente. Mi rendo conto che non siamo ancora in zona rischio e che qui parla più la paura che il dolore. Con tono tagliente ma tranquillo, le dico: «Quando hai accettato, hai accettato anche che non avresti potuto tirarti indietro, troia. Questa punizione te la sei cercata; non era prevista una cosa del genere, specie la prima volta che ci vediamo. Se ti fossi presentata come si deve, adesso staresti sì gridando, ma sicuramente non soffrendo a questo livello. È solo colpa tua; quindi, non voglio più sentire niente del genere».

    Continuiamo a colare e, chiaramente, man mano che la cera si accumula, l’effetto calore diminuisce e il suo pube diventa un blocco di cera biancastra. Le candele si esauriscono e la lasciamo in quella posizione, aspettando che la cera si solidifichi per bene, in modo che ritirandosi tiri la pelle. Adele singhiozza piano, ma si rende conto che, pur nella durezza estrema che stiamo usando, siamo completamente in controllo e lei non è in pericolo.
    Dopo un quarto d’ora, Anna tocca il pube per sentire la temperatura e mi dice: «Ci siamo. Cominci tu a pulire questa figa glassata? Anzi, facciamo una cosa: questo ultimo passo lo fai tu da solo; io ti guardo e mi godo la scena».
    «Va bene, cara. Vuol dire che mi diverto da solo».
    Il crop che uso di solito è in plastica ed è telescopico, con la parte terminale in gomma abbastanza morbida. Se sulla pelle l’effetto è moderato ma efficace, per un’operazione di pulizia come quella che mi appresto a fare, invece, ci vogliono minimo il doppio dei colpi, e quindi il doppio degli urli. Ci vogliono una ventina di minuti per avere l’Adele liscia come si deve e senza traccia di cera. La voce è ormai rauca e lo sguardo disperato.
    Anna si avvicina al viso di Adele con una salvietta inumidita e le pulisce con gentilezza il macello di trucco e lacrime che ha su.
    «Adesso ti liberiamo e ti vai a dare una rinfrescata. Poi bevi un caffè, ti riposi e ti usiamo come sex toy. Poi, per oggi basta. Domani cominciamo a giocare, e ti aspetta un fine settimana duro e doloroso».

    Comincio a sciogliere le corde che la bloccano e le allungo con gentilezza le gambe sul letto. Anna le libera i polsi dalle manette. Adele resta qualche istante distesa, poi si mette seduta sul letto coi piedi a terra. Noi siamo a un metro da lei, che osserviamo pronti a sorreggerla se, alzandosi, non ce la dovesse fare. Si alza, ci guarda dritti negli occhi, abbozza un sorriso e, con naturalezza, si inginocchia davanti a noi. Quindi cala il capo verso terra e, avvicinandosi, bacia prima i piedi di Anna e poi i miei, dicendo: «Vi chiedo perdono per la mia mancanza, che non si ripeterà, e vi ringrazio per avermi punita, facendomi sentire completamente indifesa e un oggetto da far soffrire per il vostro piacere. Ho avuto paura, ma mai ho temuto per la mia sicurezza».

     
      Posted on : Jan 22, 2026
     

     
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