Pronuncia a maggioranza dei giudici della Corte costituzionale sulla legge che sospende i processi
per le prime quattro cariche dello Stato. "Non basta una legge ordinaria"
La Consulta: lodo Alfano illegittimo
Berlusconi: "Vado avanti, giudici di sinistra"
Ma secondo la Corte è stato anche violato il principio di uguaglianza
Il premier attacca la Corte e il capo dello Stato: "Non mi interessa cosa dice Napolitano"
di CLAUDIA MORGOGLIONE
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ROMA
- Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra
Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di
tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che
impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge
costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i
giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di
ieri, a proposito del provvedimento che sospende i processi per le
prime quattro cariche dello Stato. A questo link il testo della sentenza.
LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO
Berlusconi: "Giudici di sinistra".
La bocciatura a tutto campo, da parte della Corte costituzionale,
colpisce un provvedimento fortemente voluto da Silvio Berlusconi. Che,
prima, lascia commentare l'esito della vicenda al sottosegretario Paolo
Bonaiuti: "Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la
maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni
dall'aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto".
Poi, uscendo da Palazzo Grazioli, non si tiene: "Vado avanti. La
Consulta è politicizzata. E' di sinistra". E aggiunge: "Dobbiamo
governare per cinque anni con o senza il Lodo. Non ci ho mai creduto
perché una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era
impossibile che approvasse tutto questo". Insieme, una filippica contro
i giornali e i giornalisti di sinistra, i programmi di approfondimento
di sinistra, il capo dello Stato "che sapete da che parte sta". Per
concludere così: "A me queste cose mi caricano. Andiamo avanti. Viva
Berlusconi". Più tardi, quando gli riferiscono le parole di
imparzialità che arrivano da Quirinale ("Il capo dello Stato sta dalla
parte della Costituzione con assoluta imparzialità"), il Cavaliere
perde quasi le staffe: "Non mi interessa quello che dice Napolitano. Mi
sento preso in giro".
Subito dopo arriva il commento, decisamente più tecnico, del ministro
della Giustizia che porta lo stesso cognome del Lodo: "E' una sentenza
che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'art.138 della
Costituzione. La Corte Costituzionale - afferma il Guardasigilli - dice
oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel
2004 nell'unico precedente in materia". Poi, Alfano spiega: "E'
incomprensibile come abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su
pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione
processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora
senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge
costituzionale. Tale argomento, preliminare e risolutivo, è
inspiegabile che venga evocato quest'oggi". E, a "Porta a porta",
comunque, fa sapere che il governo non intende proporre un disegno di
legge costituzionale.
Duro l'avvocato Niccolò Ghedini, avvocato del premier: "Questa è una
sentenza con cui la Corte rinnega principi da se stessa già enunciati.
Si pretende, contro la volontà popolare, che il presidente del
Consiglio anzichè occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali,
sia costretto a seguire evanescenti processi".
Berlusconi ritorna imputato. La sentenza, sul piano pratico, sblocca i due processi milanesi a carico del premier (per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato inglese Mills, e per reati societari nella compravendita dei diritti tv Mediaset),
congelati proprio a causa del lodo. La Corte ha quindi accolto i dubbi
di legittimità sollevati dai magistrati del capoluogo lombardo. La
Consulta ha invece dichiarato inammissibile il terzo ricorso, proposto
dal gip di Roma chiamato a decidere se archiviare (come chiesto dalla
procura) la posizione di Berlusconi - indagato per istigazione alla
corruzione di alcuni senatori, eletti all'estero durante la scorsa
legislatura.
Corte divisa.
I giudici costituzionali sono entrati in camera di consiglio ieri, ma
la giornata si è conclusa con una fumata nera. Da qui la seconda
riunione, quella odierna: mattinata ancora con un nulla di fatto, e
poi, nel pomeriggio, la pronuncia è arrivata. Una scelta non facile,
quella dei giudici. Anche perché tra i membri della Corte si è
consumato uno scontro tra i favorevoli e i contrari. Fino alla
decisione finale: a quanto sembra nove dei quindici membri si sono
espressi per l'illegittimità, sei erano di parere diverso.
Il caso Bossi. Prima
della pronuncia della Consulta, le parole più forti le ha pronunciate
Umberto Bossi: "Non sarà bocciato, speriamo bene: ma non si può sfidare
l'ira dei popoli. Se il lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le
elezioni regionali in un referendum sul premier". Parole, le sue, che
hanno provocato reazioni forti di condanna, da parte di tutti i partiti
di opposizione.
Le motivazioni della sentenza.
Si conosceranno solo tra qualche settimana, quando il giudice relatore,
Franco Gallo, le avrà messe nero su bianco, per poi sottoporle
nuovamente al voto dei giudici in camera di consiglio.
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